Ora et labora. Sin dal Medioevo i monaci benedettini si sono occupati della terra, anche di quella più riluttante all'agricoltura, sviluppando una vera vocazione per l’idraulica: talvolta hanno bonificato aree palustri, in altri casi s’è trattato di regimare fiumi per sfruttare la forza dell’acqua a fini produttivi, nello specifico caso di Follina, tessili. Il nome deriva dalla follatura dei panni di lana, che si diffuse dal XII secolo grazie all’abbondanza di pascoli e corsi d’acqua, come il Fulina, il cui nome è legato alla ninfa romana Furrina. L’abbazia è il cuore pulsante di Follina, il fulcro, sia spirituale che produttivo, della comunità; tra le sue spesse mura, il profumo d’incenso e il risuonare delle laudi si mescola, intrecciandosi indissolubilmente, con il duro lavoro manuale.
Si narra che i Benedettini rinvennero sul pianoro collinare di Roncavezzai, a sud est di Follina, la statua in pietra della Madonna con Bambino risalente al VII secolo, collocata da allora in una nicchia dell’altare maggiore. Non è l’unica opera di pregio dell’abbazia: l’affresco Madonna con Bambino e Santi del 1527 di Francesco da Milano e un prezioso Crocefisso ligneo di età barocca. Ospita concerti di livello internazionale, tra cui quello, diventato un appuntamento fisso d’autunno, del maestro Uto Ughi.
Per altre informazioni e visite guidate è possibile contattare i padri dell’Abbazia: 0438970231