È il 1970, il romantico rudere viene via per poco o niente e l'affare si compie. Poco prima del Natale dello stesso anno “el dotòr”, come lo chiamavano da queste parti anticipando rudemente la laurea honoris causa dell'86, inizia a stare nella “casa delle fate” dopo averla resa abitabile.
Siamo a Salgareda e “La casa delle fate”, con le pareti dipinte di rosa, le persiane verdi e le piantine di erica sui davanzali, è stata il rifugio di Goffredo Parise, dagli anni ’70 al 1983.
Lo scrittore, sceneggiatore e poeta vicentino si ritirò in questo piccolo angolo di pace per comporre i suoi famosi e pregiati Sillibari, un vero capolavoro.
Oggi la casa è privata, acquistata da Moreno Vidotto e dal suo amico Enzo Lorenzon; i nuovi proprietari hanno però deciso di tenerla aperta per permetterci di respirare ancora l’atmosfera dei tempi in cui davanti al camino sedeva Parise, tra i suoi libri e i suoi studi sul segno e sui sentimenti.
Tutto, su sua precisa richiesta, è rimasto come lui lo ha lasciato. Tutto intatto: dalla panca e il tavolo sotto il gelso in giardino, alla camera da letto, alla macchina da scrivere alla sua libreria con i testi di Moravia e Svevo, alla finestra dietro alla quale si riparava per cercare ispirazione.