Si tratta, forse, della prima chiesetta costruita dai coloni tedeschi emigrati in questo territorio.
Inizialmente dedicata a San Sebastiano, successivamente ricostruita e dedicata a San Giacomo, la chiesa venne infine dedicata a San Cristoforo.
Come quella di Arsiero, Forni e Posina, era una cappella campestre della chiesa di Velo, la cui vasta circoscrizione parrocchiale cominciò ad essere frazionata tra il XIV secolo e i primi del XV. Questa dipendenza spiega perché Tonezza e le altre chiese menzionate non figurano nell'elenco della Ratio Decimarum (1297 e 1303).
Nel 1567 essa divenne chiesa parrocchiale e infine venne nuovamente ricostruita nel 1796. Nel 1867, tuttavia, poiché la parrocchia contava più di mille anime, si decise di demolirla per ampliarla fino a raggiungere la stessa area con il coro rivolto a occidente.
Il passaggio del fronte e i furiosi combattimenti che sconvolsero la zona durante la prima Guerra Mondiale la distrussero completamente pertanto essa venne ricostruita nelle forme attuali fra il 1919 e 1921 e consacrata nel settembre 1925.
In seguito fu abbellita dagli altari, le balaustre, le statue ed i quadri; molto pregevole è l'acquasantiera in pietra locale, opera di Florindo dei Bruchi, ultimo degli scalpellini. L'organo invece, un vero gioiello, fu costruito nel 1852 dalla ditta Lorenzi di Vicenza, per la chiesa di San Marco di Vicenza. Sostituito nel 1901 per uno più grande, venne acquistato dal marchese Roi e donato ai tonezzani. Il campanile, infine, fu realizzato intorno al 1850.