san giacomo

Chiesa di San Giacomo

Via Cavour 52 , Schio - 36015

La chiesa di San Giacomo risale alla fine del Trecento e la sua origine è stata determinata dalla fondazione di un ospedale, a opera della confraternita dei Battuti.
Agli inizi del Trecento era già presente un piccolo oratorio, oggi embrione dell’ attuale chiesa, dedicato ai santi Giacomo e Cristoforo. La chiesa viene ampliata nel corso del XV secolo, dotandola di cinque altari e dandole le dimensioni odierne. Nei primi anni del Seicento viene elevato il campanile, sostituendo quello vecchio a vela.
Nel 1806 viene soppressa la confraternita dei Battuti e la custodia della chiesa è affidata a un sacerdote.
Successivamente vengono attuate molte trasformazioni. Nel 1836 viene costruita una nuova facciata, avviene una riorganizzazione generale degli interni a più riprese (nel 1845, 1861 e 1867), comportando una riduzione del numero degli altari.
Nel 1896 si riforma tutto l’ apparato decorativo interno, dando alla chiesa forme simili a quelle che si vedono ancora oggi.
Nel 1949 l’ amministrazione dell’ edificio passa alla parrocchia del duomo.
Nel 1958 vengono eseguiti altri lavori interni che portarono all’ eliminazione di altri due altari per aprire le porte d’ accesso al campanile, alla sacrestia e all’ apertura di una finestra sul lato sinistro. Vengono eliminate, inoltre, spalliere, confessionali e pulpito.
Nel 2000 avvengono i lavori di restauro.

La facciata neoclassica, opera degli interventi del 1836, presenta una porta centrale (sormontata da un timpano), una finestra a semicerchio sopra il portale, due finestre prive di cornice e ornamenti ai lati.
La costruzione è ritmata da lesene con capitello ionico.
Una scritta nel timpano ricorda l’ epidemia di colera del 1836.
Tramite una porta, che si apre sula destra del portico, si accede al cortiletto interno dove si trovano il campanile del 1602, torre formata da cotto e pietrame a vista, dove sono conservate due campane fuse nel 1925, e la quattrocentesca loggia dei Battuti, unico resto del complesso ospedaliero fondato dalla confraternita, nonché prima sede del Monte di Pietà scledense. La struttura, semplice, è formata da una serie di cinque archi a tutto sesto sostenuti da colonne al pian terreno e da semplici colonnine architrave al piano superiore.

All’ interno la chiesa è strutturata in un’ aula rettangolare conclusa da una piccola abside.
L’ apparato decorativo della navata è frutto degli interventi del 1896 eseguiti da Tommaso Pasquotti. Sono sue opere anche le raffigurazioni de I quattro evangelisti, sul soffitto, (San Luca porta segni di interventi da Vittorio Pupin) e Le tre virtù teologali (stereocromia da Valentino Pupin).
Nel nuovo pavimento marmoreo è inserito un mosaico con il logo del giubileo del 2000, verso il presbiterio si trova invece il sigillo tombale della confraternita dei Battuti del XVII secolo, riportato alla luce nel 1985. La sua inscrizione: HIC / MISERA HUMANITATIS RESSIDUA / DONEC / AD IUDITIUM VOCENTUR / TRES CUM TREGINTA / HUIUS XENODOCHII CONFRATRES / SIBI SUCESSORIBUSQ(UE) / UT REQUIESCANT DECREVERE CONCORDES / AN(N)O D(OMI)NI / MDCLXXXVIII (traduzione: I trentatré confratelli di questo xenodochio stabilirono concordemente [questo sepolcro] per sé e i propri successori affinché qui riposino i loro miseri resti finché siano chiamati al giudizio. Nell’anno del Signore 1688).
Alle pareti si trova una serie di grandi raffigurazioni de I sette dolori della Vergine , commissionati nel 1867 a Valentino Pupin. Inizialmente dovevano essere delle stereocromie ma a causa dell’ umidità dell’ ambiente l’ autore modifica la tecnica e utilizza l’ olio su tela. Il ciclo dei dolori della Vergine è composto da: Presentazione di Gesù al tempio (olio su tela, 1883), Fuga in Egitto (olio su tela, 1883), Disputa coi dottori (olio su tela, 1879), Salita al Calvario (olio e tempera su tela, 1880), Crocefissione (stereocromia, 1868), Compianto su Cristo morto (tempera a caseina ridipinta a olio, 1876 Valentino Pupin / 1898 Tommaso Pasquotti), Deposizione di Gesù nel sepolcro (olio su tela, 1882). La tela del Compianto su Cristo morto era stata eseguita dal Pupin e ridipinta dal Pasquotti pochi anni dopo a causa del suo cattivo stato di conservazione. A conclusione del ciclo dei dolori della Vergine un olio su tela di Tommaso Pasquotti del 1900: Incoronazione della Vergine. Altre tele presenti nella chiesa sono San Giacomo che predica il vangelo in Spagna (1863, Valentino Pupin) originariamente collocata su un altare smantellato nel 1958, ora appesa in testa all'aula, sul lato sinistro; La Madonna del Rosario (1851, Giuseppe Pupin) pala collocata presso San Giacomo nel 1958 in testa all'aula, sulla destra, come complemento di quella di Valentino Pupin presente nel lato opposto; a lato un grande crocefisso neobizantino in gesso, opera di Napoleone Guizzon e Pietro Paolo Dalla Vecchia jr. del 1896.
Infine l'antica pala Madonna col Bambino e Santi Giacomo, Biagio, Lorenzo e Cristoforo, ora esposta sopra alla bussola in controfacciata, pesantemente manomessa e ridimensionata in passato per adattarla a nuove collocazioni: tela seicentesca già dell'altare maggiore della chiesa, attribuita al pittore locale Zambon Zamboni.
L’ unico altare della chiesa si trova nella piccola area del presbiterio, separata dalla navata da un arco a tutto sesto.
E’ un’ opera del 1881 di Francesco Cavallini che riutilizza il paliotto in marmo finemente intarsiato, i tondi, le colonne corinzie e le statue dell’ altare seicentesco precedente.
La nicchia conserva la scultura Vergine addolorata con Cristo morto in braccio di probabile fattura seicentesca ma pesantemente rimaneggiata nel 1907 da Romano Cremasco. Interessante il nuovo ambone, realizzato nel 2000, in marmo intarsiato, che richiama le forme e il cromatismo dell'altare. Nell'abside si notano alcuni archi ogivali: l'unica testimonianza dell'origine gotica della chiesa, insieme con un piccolo frammento di affresco del XV secolo rinvenuto nel 1958.

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