Palazzo Maraschin è frutto della conversione ottocentesca ad abitazione civile di antichi locali adibiti a usi diversi. Nel 1810 le disposizioni napoleoniche in fatto di secolarizzazione dei beni ecclesiastici determinarono la chiusura dell’ antico monastero delle suore agostiniane di Schio e la famiglia Maraschin di Magrè acquisì parte dei locali, a fianco della chiesa di Sant’ Antonio abate, per riadattarla a residenza. Alcune delle parti acquisite interessavano anche i locali dell’ edificio sacro.
Nel 1877, su incarico di Francesco Rossi, figlio di Alessandro e Maria Maraschin, l’ Architetto Antonio Caregaro Negrin, restaurò totalmente il palazzo ricercando una forte impostazione neoclassica, conferendogli le forme che ancora oggi presenta.
L’ origine complessa dello stabile si può notare nella poco armoniosa articolazione degli spazi interni.
La facciata risulta di forte impatto, specialmente grazie alla presenza dell’ alto basamento a bugnato che segna il piano terra e l’ ammezzato. I piani superiori sono ritmati da lesene a ordine gigante che racchiudono al piano nobile le finestre coronate, in modo alternato, da timpani triangolari e circolari. Nel piano sottotetto le aperture sono quadrate e sagomate.
Un tempo l’ androne passante portava al giardino interno del palazzo, mentre oggi, attraverso un parcheggio, conduce a Piazza Falcone e Borsellino.
Attualmente il palazzo è sede di uffici comunali.
Foto: archivio Comune di Schio.