La Fabbrica Alta è un imponente opificio, unito in senso ortogonale al rappresentativo Lanificio, di elevato valore monumentale, sociale ed urbanistico nel contesto territoriale della seconda metà dell'Ottocento. La Fabbrica Alta è l'emblema del patrimonio industriale Veneto ed è una chiara dimostrazione del primo sviluppo industriale italiano. Viene progettata nel 1861 durante il soggiorno a Schio dell’architetto belga Auguste Vivroux secondo il modello multipiano europeo e fu dotata di moderne tecnologie e macchinari. L’edificio fu commissionato da Alessandro Rossi, è lungo 80 m, largo oltre 13 m e conta cinque piani più seminterrato e sottotetto; presenta inoltre 330 finestre, 52 abbaini e un'alta ciminiera di forma quadrangolare con elegante fastigio. In ogni piano si estendono immensi saloni divisi in tre campate da 125 colonnine di ghisa, ognuno dei quali ospitava una diversa fase della lavorazione della lana. La forza motrice per il funzionamento dei macchinari era prodotta, prima dell’avvento dell’energia elettrica, da una macchina a vapore importata dall’Inghilterra.
Il materiale usato per la costruzione è principalmente laterizio e pietrame ricavati dal territorio.
Si notino le testate delle putrelle di ferro dei solai a forma di piccoli rosoni, il diverso impiego del cotto nel contorno delle finestre, le fasce marcapiano e il motivo romboidale del fregio sottotetto. Tra il 1966 e il 1967 l’edificio è stato dismesso trasferendo il ciclo produttivo nei nuovi capannoni della zona industriale di Schio, mentre rimasero ancora per alcuni decenni le funzioni amministrative della Società.
Dal 2013 l’edificio è di proprietà pubblica.
Foto: archivio Comune di Schio.