Scomparsa l’azione pastorale del pievano di Mansuè, troviamo i Servi di Maria (da cui il nome), giunti in data imprecisata. Vi rimasero circa due secoli fino a quando passarono nella nuova e spaziosa sede, composta da cinque altari, confortata da una foresteria funzionale e aperta alle necessità umano religiose della popolazione, non solo locale.
Papa Alessandro VII con bolla del 12 aprile 1656 permise la vendita del convento, della chiesa e di altri beni, per dare un contributo sostanzioso alla Repubblica di Venezia costantemente impegnata nella guerra contro i Turchi.
Il nuovo proprietario, conte Orio, patrizio veneto, ridusse la chiesa e risistemò il convento. Il lavoro iniziato nel 1786 terminò nel 1792. Una seconda modifica avvenne ad opera della famiglia Rota nel 1810.
Oggi il tempio ha modeste dimensioni: un’unica navata e tre altari.
L’altar maggiore in legno dorato è dedicato alla Beata Vergine Maria. La pala è di Paolo Ongaretto e presenta una Madonna con Bambino attorniata da graziosi angioletti: il volto di Maria è soavemente materno, i santi ai suoi piedi sono S.Filippo Benizzi e S.Pietro da Verona.
L’altare di destra è dedicato a San Prosdocimo e ospita una statua lignea molto antica, mentre l’altare di sinistra è ornato da una pala del 1828 raffigurante la Crocifissione. Nella piccola e disadorna sacrestia si trova la tomba della famiglia Orio.