Contrada Santa Lucia

Contrada Santa Lucia

Contrada di Santa Lucia , Monte di Malo - 36030

Attorno al 1550, la contrada ed il territorio annesso, probabilmente dal Buso della Rana sino a Boro, era di proprietà di un signore vicentino: Marcantonio Basso, il quale veniva a trascorrere dei periodi di riposo per fuggire dalla calura delle città, durante il periodo estivo.
Marcantonio Basso aveva sposato Lucia Apolloni dei Valdagni, il cui nome rimase legato alla contrada “Dei Valdagni”. Marcantonio e Lucia non ebbero figli e per questo presero cura di due nipoti: Apollonio e Gioabatta De Apolloni. Essi furono allevati probabilmente proprio dalla zia Lucia e alla fine ereditarono tutti i possedimenti, le contrade e i campi. Apollonio de Apolloni divenne erede universale e per riconoscenza, nel 1580 fece erigere la chiesetta dedicandola a Santa Lucia, Martire siracusana che ricorda la zia Lucia sua benefattrice.
L’altare presenta una pala di grande valore probabilmente del Maganza il Vecchio, detto Magagnò che pare fosse amico di Apollonio. La pala rappresenta la Madonna in gloria tra i santi. A sinistra della Madonna, dall’alto in basso troviamo S. Apollonio, S. Francesco d’Assisi e S. Lucia con il piatto in mano sul quale giacciono i propri occhi a ricordo del suo martirio. A destra, troviamo S. Apollonia, un altro Santo non ben identificato e Santa Caterina d’Alessandria che presenta sul piatto una ruota simbolo del proprio supplizio. In basso, c’è una aggiunta al dipinto, come una luna, nella quale è raffigurato Marcantonio Basso con i due nipoti, Apollonio e Giobatta in abbigliamento medioevale-moderno, di raso o velluto, con i pizzi finemente lavorati.
A sinistra dell’altare nella Chiesetta di Santa Lucia, è visibile un affresco riscoperto durante lavori di restauro effettuati una quindicina d’anni fa.
L’affresco, in parte danneggiato, rappresenta una scena di ringraziamento a Santa Lucia o alla Madonna per aver salvato la contrada da una calamità naturale. Si vedono gli edifici, la chiesetta, il palazzotto e altre abitazioni tutte ammantate di bianco. Probabilmente si tratta di una nevicata così intensa da minacciare la stabilità dei tetti. Gli abitanti sono sulle coperture degli edifici e spalano la neve. Altri fanno uscire gli animali dalla stalla per timore di crolli. Questo episodio, probabilmente, risale al 1832, quando le cronache registrarono una fortissima nevicata e una conseguente carestia. La località di Santa Lucia fu duramente colpita anche il 23 luglio 1910 da un tremendo uragano che provocò ingenti danni e colpì tutta la fascia Pedemontana, dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto al Friuli. Un vero e proprio tornado con caduta massiccia di oltre un metro di grandine. In seguito a questo evento fu progettata la strada Priabona-Monte di Malo per dar lavoro alla popolazione duramente colpita.
La chiesetta vide ospite anche il Papa Pio X, Giuseppe Sarto. Tra i proprietari della contrada oltre che i Basso ricordiamo anche i Valdagni, Apolloni, Marcante, Marchioro e i Meneghelli.
Uscendo dalla chiesetta si può osservare il palazzotto che presenta un'imponente facciata aristocratica, oggi fatiscente.
La strada passa attraverso un porticato: questo era uno dei sistemi utilizzati per consentire ai carri che tornavano dalla campagna di mettere al sicuro le biade ed i raccolti facendo entrare i carri stessi direttamente nel portico in caso di cattivo tempo. Sopra l’edificio si nota un campanilino a vela, che conserva ancora una campanella utilizzata per chiamare a raccolta i contadini, i mezzadri e i coloni per assistere alla Messa o al Rosario serale. Aveva anche la funzione di comunicare, avvertire, allarmare in caso di incendio, o per l’avvicinarsi di gente sconosciuta, di ladri o in caso di imminenti grandinate.
Entrando nel portico, si notano degli archi con delle colonnine un po’ grezze e antiche.
Un cancellino concede di accedere ad un giardino pensile, nel quale troviamo una pianta esotica e sulla facciata interna una meridiana. Dal muretto di sostegno del giardino si domina tutta la vallata della Rana fin quasi a Boro Monte Piano e Priabona. Un panorama dolcissimo frequentemente gustato dai signori che si mettevano lì a riposare e prendere il fresco della sera mentre i coloni rientravano con i prodotti dei campi.
Uscendo dal sottoportico dalla parte opposta ci si trova in uno slargo.
A sinistra troviamo barchesse per l’allevamento del bestiame ed un forno per la cottura del pane. La contrada era autonoma.
La facciata interna del palazzotto presenta, sopra al grande porticato, delle feritoie utilizzate per gli archibugi e successivamente per l’allevamento dei piccioni. A destra, notiamo un grande camino che sale sino al tetto e vicino a questa imponente struttura fumaria, appare una graziosa finestrella ad arco di tipica fattura medioevale. In basso a destra, si nota un pietra bianca datata 1400.
Attraversando un’altra tettoia, annessa a delle abitazioni, troviamo una grande fontana di recente costruzione per la raccolta dell’acqua proveniente dal Buso della Rana.
L’ultima casa è un edificio un tempo adibito a stalla con la pietra di volta dell’arco costituita da un mascherone. I mascheroni sono frequenti negli edifici rurali: alcuni sono recenti, altri sono più antichi, (ne è stato trovato uno del 1400). Raappresenta, a nostro avviso, un riflesso, un ricordo di quelle che erano le “antefisse romane” che tante volte gli antichi mettevano nei buchi del tetto per impedire agli uccelli di portare le pagliuzze deviando i corsi dell’acqua piovana. Certe volte queste antefisse di terracotta rappresentavano un‘arpia oppure una faccia beffarda. Queste espressioni beffarde miravano a irridere gli spiriti della notte cercando così di rassicurare i proprietari.
Sappiamo che il ricordo di mitologie antiche è sopravvissuto al tempo e allo spazio e spesso abbiamo sentito parlare di orchi, di salbanei, di streghe, di anguane ecc., personaggi da collegare alle mitologie greco-romane. Per esempio le Anguane, solo le dee dell’acqua riconducibili alle ninfe delle sorgenti e dei fiumi e delle caverne. Sono quindi degli aspetti di cultura popolare da conservare e da valorizzare.

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