Era uno degli ingressi principali del Castello di Mestre, cuore murato della città. Della torre ora non restano che le tracce delle fondazioni, visibili a terra grazie a una serie di mattonelle rosse incastonate nella pavimentazione, all’angolo tra via Caneve e via Slongo.
Situata a ovest, lungo l’asse viario che conduceva ad Altino, questa era una delle tre torri-porta principali, che fungevano anche da "caselli daziari", punti strategici per il controllo delle merci in transito, insieme alla Torre civica a sud e alla Torre Belfredo a est.
Porta Altinate faceva parte della cinta muraria del Castelnuovo, nucleo fortificato completato agli inizi del Quattrocento, da cui si è sviluppata l’attuale Mestre. Il castello, dalla pianta a forma di scudo, era difeso da un sistema di torri e torresini distribuiti lungo il perimetro.
Il toponimo “Altinate” richiama la direzione verso Altino, ma la porta era nota anche come Porta dei Molini: proprio qui, all'inizio del Cinquecento, furono costruiti due mulini ad acqua pubblici, su iniziativa del Consiglio dei Dieci della Serenissima. Erano alimentati dal canale di San Girolamo e grazie anche a un sistema di canali derivati dai fiumi Zero e Dese, che però causarono frequenti inondazioni all’interno del castello. I mulini rimasero attivi solo pochi anni prima di essere abbandonati.
Nel salone affrescato al primo piano della Biblioteca civica VEZ è conservato il plastico in 3D che ricostruisce il Castelnuovo di Mestre com'era nell’anno 1405, realizzato dai ragazzi delle Scuole Medie dell'Istituto Berna di Mestre.
Le foto dei resti di Porta Altinate sono di Gabriele Vattolo - Comune di Venezia; le foto del plastico sono dell'Istituto Berna.