Nel 1742 venne rinnovata esternamente conferendo ad esse una facciata in “puro stile corinzio” e ornandola con cinque statue.
A causa delle prescrizioni volute da Napoleone in materia di secolarizzazione dei beni ecclesiastici, nel 1806 le monache agostiniane dovettero ospitare delle sorelle provenienti da un convento soppresso di Marostica e quattro anni più tardi fu ordinato di chiudere anche il convento scledense. Parte dei terreni e arredi appartenuti alle monache vennero venduti, chiesa e locali andarono incontro a un periodo di abbandono e parte di questi vennero acquistati dalla famiglia Maraschin che le convertì in palazzo residenziale.
Pochi anni dopo le monache riuscirono ad acquistare nuovamente parte dei locali del vecchio convento e a restaurarlo.
A causa della residenza privata della famiglia Maraschin, la chiesetta di Sant’ Antonio abate era separata dal convento e quindi su iniziativa di monsignor Luigi Piccoli si decise di far costruire una nuova chiesa dedicata al santo, adiacente al convento. Quest’ ultima venne realizzata tra il 1834 e il 1839 su progetto di Antonio Piovene. Il nuovo edificio ornato da tre statue (oggi conservate nel cortile dell’ ex monastero) venne arredato da elementi recuperati dalla vecchia chiesa e da altre fatte chiudere durante l’ epoca napoleonica.
Nel 1879 Alessandro Rossi acquistò un terreno tra le vie Pasini e Maraschin, fece demolire la vecchia chiesa e ne fece costruire una nuova di notevoli dimensioni. In questo modo riuscì a scongiurare l’ indemaniamento del monastero reso possibile in seguito all’ annessione del Veneto all’ Italia e potè fornire un luogo di culto adeguato al nuovo quartiere operaio. La nuova chiesa fu progettata da Antonio Caregaro Negrin in stile romanico/bizantino e va inserita nel patrimonio di archeologia industriale presente a Schio.
Un’ epigrafe murata sotto il portico della chiesa recita: AEDEM S(ANCTO) ANTONIO / MAGNO COENOBIARCHAE AEGYPTIORUM / ALEXANDER ROSSI / FINIBUS URBIS PROLATIS / UT MAIORI INCOLARUM FREQUENTIAE / CONSULERET / IMPENSA SUA A FUNDAMENTIS EXCITAVIT / A(NNO) MDCCCLXXIX / ANTONIO CAREGARO NEGRIN ARCHITECTO (traduzione: Allargati i confini della città, per giovare all'accresciuto numero degli abitanti, Alessandro Rossi a spese sue fece innalzare dalle fondamenta il tempio dedicato a sant'Antonio il grande cenobiarca d'Egitto. Nell'anno 1879. Architetto Antonio Caregaro Negrin).
Durante la prima guerra mondiale le monache dovettero lasciare il convento e la chiesa venne adibita a punto di ricovero per i feriti e a deposito viveri. Con la fine della guerra le monache tornarono a occupare la struttura.
Recentemente sono stati fatti importanti interventi di risanamento e restauro e c’è stata la definitiva chiusura del monastero dovuto al mancato ricambio generazionale.
All’ esterno la chiesa ha una struttura imponente grazie alla cupola centrale alta 37 metri. La facciata, preceduta da una breve scalinata, è suddivisa verticalmente in tre parti da paraste decorate a fasce, mentre orizzontalmente in due metà da una spessa cornice marcapiano. Le due sezioni laterali sono forate da aperture circolari in alto e da slanciate finestre centinate al pianterreno. La sezione centrale della facciata presenta un portico incassato sostenuto da possenti colonne composite (arricchito da lunette decorate con le immagini di Cristo e degli evangelisti opera di Valentino Pupin), che inquadra l'ingresso caratterizzato da un portale centrale e da due minori posti lateralmente. Sopra al portico si trova un grande mosaico del 1929, Il seppelimento dell’ eremita San Paolo, opera di Alessandro Radi. In alto, a concludere la facciata, un timpano appena accennato sormontato da una balaustra dalla quale, centralmente, si eleva una croce in pietra.
Sulle fiancate (è ben visibile solo quella destra), ritmate da finestre alternate a lesene analogamente a quelle presenti nella facciata, spiccano gli absidi delle cappelle laterali. Tra il transetto e la zona del presbiterio è posto un ingresso laterale coronato da un caratteristico frontone e preceduto da alcuni gradini. Nella zona posteriore, difficilmente visibile, si trovano un piccolo campanile a vela dotato di due campanelle e l'abside semicircolare.
La struttura interna è a tre navate e a croce latina con i bracci conclusi ad absidi. La navata centrale ha larghezza doppia rispetto a quelle laterali. Al centro si eleva la grande cupola, caratterizzata dalla serie di trifore presenti sul tamburo. Le numerose finestre sono decorate a motivi geometrici policromi, mentre quelle lungo le navate, raffiguranti vari santi, sono opera di Giorgio Scalco del 1966. La chiesa è dotata di tre altari: il maggiore e quello laterale di destra sono opere tardo ottocentesche, quello di sinistra, già altare maggiore della precedente chiesa, è una pregevole opera barocca di Orazio Marinali - eseguita su progetto di Giovanni Antonio De Pieri - che conserva La Madonna della cintura di Antonio Zanchi (1700).Da segnalare inoltre le tele dedicate a San Valentino (di autore sconosciuto e risalente al XVII-XVIII secolo, già tela d'altare della prima chiesa di Sant'Antonio abate), a San Nicola da Tolentino (opera di Giuseppe Mincato) e la scultura de La nostra Signora (Valentino Zajec). Notevole e sofisticato tutto l'apparato decorativo interno, eseguito da numerose maestranze locali e esterne (tra questi: Tommaso Pasquotti, Francesco Cavallin, Pietro Dalla Vecchia jr., Vincenzo Bonato, Domenico Cavedon, Lorenzo Giacomelli, Augusto Benvenuti, Giuseppe Mincato).
La chiesa conserva due organi: uno Zordan a trasmissione meccanica del 1903 in cantoria e un organo positivo Sessa del 1868 posizionato a sinistra dell'altar maggiore.