Il Museo geomineralogico e del Caolino è un museo che raccoglie numerosi esemplari di minerali e varie testimonianze riguardanti l'attività estrattiva del Caolino, tipica della zona del Tretto. Il museo nasce ufficialmente nel dicembre 2006 con il comodato d'uso della collezione di Ugo De Grandis, membro del “Gruppo mineralogico scledense” nato negli anni settanta.
Il museo fa parte della rete di musei vicentini denominata Musei Altovicentino. L'esposizione è strutturata in due sale: la sala geomineralogica e la sala del Caolino. La sala geomineralogica, che include più di 3000 pezzi, è suddivisa a sua volta in quattro sezioni: la prima che illustra la litologia del territorio scledense e vicentino; la seconda che raccoglie una collezione mineralogica sistematica ed include pezzi di provenienza locale, nazionale ed estera; la terza che include varie "curiosità" (i minerali falsi, i minerali sintetici, eccetera) e la quarta che espone le varietà minerali del territorio.
La sala del caolino raccoglie vari reperti quali attrezzature, oggetti, immagini fotografiche, materiale di laboratorio, campioni di caolino grezzi e lavorati estratti dalle miniere di Val dei Mercanti di Torrebelvicino e località Pozzani a Tretto, quale testimonianza della tradizionale attività estrattiva.
La prima sede trova spazio in alcuni locali del consiglio di quartiere di Magrè; nell'ottobre del 2013 il museo viene trasferito presso le scuderie della dismessa caserma degli alpini, a Schio, di proprietà del Comune.
La caserma Cella in funzione dal 1884, è dedicata al capitano Pietro Cella, caduto ad Adua nel 1886 e primo alpino a ricevere individualmente la medaglia d’oro. Dopo le due guerre mondiali, per lunghi anni venne usata come magazzino del comando militare di zona di Vicenza, fino agli anni ’80. Successivamente ebbe un periodo di stallo, ma poi fu acquisita dal Comune che la fece ristrutturare, iniziando dalle ex scuderie, sistemando il tetto e gli ambienti interni.
La caserma rappresenta uno dei luoghi della memoria cittadina, sia durante la Prima Guerra Mondiale che durante la Seconda.
La notte fra il 9 e il 10 settembre 1943, poco più di 24 ore dopo che il maresciallo Badoglio diffuse via radio la notizia della resa dell’ Italia agli Alleati, venne presa d’assalto dalle SS tedesche che fecero quattro morti e nove feriti, mentre i mille fanti, alpini e avieri che vi erano acquartierati furono deportati.
Per la popolazione scledense fu un trauma, svegliata dagli spari mentre dormiva e sconvolta per la morte di quattro militari italiani, l'aviere Giuseppe Moretto, il fante Masiero Marchi, l'aviere Vincenzo Bernardi e l'alpino Bruno Zavarise, al punto da scendere in strada, due giorni dopo l’11 settembre, nel tentativo di impedire il trasferimento dei soldati catturati.