Sebbene il Casone non abbia nulla a che vedere con le tradizionali case di caccia della laguna, si inserisce perfettamente nel paesaggio lagunare amplificandone quasi la bellezza.
Un giardino curatissimo, dove si trovano tantissime specie vegetali e alberi da frutto, fa da ornamento all’intero complesso che comprende, oltre all’edificio principale, anche una barchessa e una torre di avvistamento per la caccia della selvaggina con scala esterna a chiocciola, sempre provvista di binocoli con cui ammirare il paesaggio circostante e, perché no, anche scorgere qualche particolare specie di volatile.
Una lastra di marmo posta sul muro sinistro, ci informa che il casone fu edificato tra il 1923 e il 1928 per volere del vicentino Mario Malvezzi, su progetto dell’architetto Duilio Torres, grande appassionato di architettura nordica, che progettò e costruì questo gioiello olandese (forse incoraggiato anche dal proprietario) che non è particolare solo all’esterno, ma anche all’interno.
La particolarità: ogni stanza è dipinta con un colore diverso, assegnato agli ospiti che vi passavano la notte in attesa della battuta di caccia. Essi dovevano dormire nella stanza il cui colore era abbinato alla botte di caccia e alla stazione di appostamento, a loro assegnate dal capo caccia. Le stanze a pian terreno sono provviste di caminetto dove, su ogni cappa, sono scritti numerosi detti e proverbi in dialetto.