Oltre al Museo Archeologico "Eno Bellis", Oderzo annovera pure alcune aree archeologiche relative alla fase preromana e romana della città, frutto dell'attività di salvaguardia e tutela svolta negli anni dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Veneto; alleato prezioso è il Piano Regolatore del Comune di Oderzo che prevede, fin dal 1976, la delimitazione di un'area nel cui ambito è necessario per le concessioni edilizie il nulla-osta preventivo da parte della Soprintendenza.
Area delle ex carceri
In prossimità di Piazza Grande (già Piazza Vittorio Emanuele II) si trova il ristorante "Gellius", Calle Pretoria n. 2, nelle cui sale sono stati musealizzati i resti archeologici di uno scavo effettuato tra il 1992 e il 1995.
L'area presenta una sequenza particolarmente articolata di reperti e murature, la cui datazione comprende età diverse:
augustea: fondazioni del muro di cinta e di una porta urbica della città romana, strada basolata;
tardoantica: fasi di rifacimento della porta urbica;
altomedievale: muro di cinta con reimpiego di elementi di età romana quali basoli stradali, elementi funerari, ecc.;
medievale: resti delle murature del castello attestato a partire dall'XI secolo;
moderna-contemporanea. carceri cittadine.
La strada basolata tra Piazza Grande e Piazza Castello
Nella galleria pedonale che collega Piazza Grande con Piazza Castello sono visibili i resti di uno dei cardines della città.
Dell'asse viario, che attraversava Opitergium in senso nord-ovest/sud-est, si conservano alcuni tratti del basolato stradale, originariamente largo quattro metri.
Area del Foro Romano e domus di Via Mazzini
Compresa tra le attuali Via Roma e Via Mazzini è un'ampia area all'interno della quale sono visibili i resti del complesso forense e di una grande domus, indagati a più riprese tra 1978 e 1995.
Del foro di età augustea (fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.) si conservano a vista i resti della piazza lastricata di cui è stata appurata una larghezza di m. 40 e una lunghezza di almeno 98,7 metri; altre evidenze sono relative alla basilica civile (lato ovest) e alla fondazione di una imponente gradinata (lato meridionale), probabilmente attribuibile al capitolium della città (tempio dedicato alla triade capitolina).
Lungo Via Mazzini sono visibili alcuni ambienti di una domus anticamente ubicata all'angolo dei due maggiori assi stradali della città. Delle strutture musealizzate in situ, databili in età augustea (fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.), si distinguono alcune pregevoli pavimentazioni musive e in battuto bianco con inserzioni di tessere multicolori, oltre che i resti di un ambiente con riscaldamento a ipocausto, riferibile al settore termale della casa.
Via dei Mosaici
Lungo Via dei Mosaici, in un'area contraddistinta in età romana dalla presenza di case d'abitazione (domus) complessivamente indagate tra 1951 e 1988, si conserva a vista la parte inferiore di due pozzi. Di questi, l'uno è in corrispondenza di un settore in cui sono testimoniate le due principali fasi edilizie di una domus costruita in età augustea e poi modificata nel II sec. d.C.; l'altro taglia un'importante sequenza stratigrafica dell'eta del ferro caratterizzata da più piani stradali in ghiaia.
Sulla pavimentazione della piazzetta antistante sono state collocate due pavimentazioni musive a tessere bianche e nere appartenenti alla domus di II secolo sopra citata; una terza pavimentazione è esposta a parete nel corridoio di accesso al fabbricato moderno.
Via Dalmazia
Nell'area della Cantina Sociale in Via Dalmazia sono stati indagati nel 1989 un ampio tratto di sottofondo stradale in ghiaia e i resti di almeno un edificio di età augustea (fine I sec. a.C. - inizi I sec. d.C.).
Attualmente si conserva a vista, nel cortile della cantina, la parte inferiore di un pozzo in sesquipedali e mattoni di cui è stata accertata una profondità di m. 5,72 rispetto all'attuale piano di calpestio.
Reperti sporadici nei pressi di Piazza Grande e in Via Garibaldi
In prossimità di Piazza Grande sono conservati alcuni materiali sporadici o privi di puntuale provenienza, comunque verosimilmente opitergini.
Sul limite nord-est della piazza, non lontano dal corso del fiume Monticano, si conservano tre colonne frammentarie, due delle quali probabilmente coincidenti con i "due fusti di colonne in marmo bianco alte m. 3" che all'epoca di Gaetano Mantovani (1872-73) giacevano in Borgo San Rocco (attuale Via Garibaldi).
Un frammento di pavimentazione musiva, rinvenuto prima del 1924 nell'area della domus di Via Mazzini, è attualmente murato sotto l'altar maggiore del Duomo di Oderzo.
Due elementi lapidei lavorati a forma di vaso, interpretabili come il coronamento di altrettanti monumenti funerari romani, sono conservati sulla sommità di due colonne cinquecentesche in Piazzetta dei Grani, di fronte al Duomo.
In Riviera Monsignor Visentin (lungo il fiume Gattolè a sud-est del Duomo) sono visibili alcuni resti di un basolato (pavimentazione stradale) e di crepidines (marciapiedi), rinvenuti sporadicamente nell'area alla fine degli anni'80.
Un ultimo frammento di decorazione architettonica è murato alla base del campanile della piccola chiesa della Maddalena, non lontano dal Museo Archeologico, in Via Garibaldi.