Basse del Brenta

Via delle Industrie , Cartigliano - 36050

Vi si annoverano circa 500 specie di piante vascolari, una ricchezza considerevole, che rappresenta il 14% della ricchezza di piante vascolari del Veneto. Tali specie ricomprendono quattro specie di orchidee spontanee e numerose specie alpine, che crescono nel sito grazie al fenomeno detto di dealpinismo o fluitazione: fenomeno che vede il fiume Brenta trasportare semi di specie alpine verso la pianura, specie che trovano qui condizioni micro-stazionali idonee alla loro sopravvivenza.

L’elevata ricchezza di specie vegetali si riflette, a propria volta, nella ricchezza di specie animali. Presso l’area in oggetto possono essere annoverate più di 50 specie di uccelli, comprensive di specie stanziali e migratrici, 14 specie tra rettili e anfibi, 22 specie di mammiferi, e centinaia di specie di artropodi, tra cui decine di insetti impollinatori.

Dal punto ecosistemico, l’area vede la compresenza di numerosi habitat, complice la vicinanza alle aree golenali e pertinenti alle dinamiche fluviali di praterie aride e agroecosistemi a campi chiusi. L’azione del fiume Brenta e la ciclicità degli eventi di piena determinano la formazione di habitat ripariali differenti, caratterizzati da una struttura e da un corteggio di specie che cambiano allontanandosi dall’asta fluviale verso la pianura contermine. Alle comunità vegetali erbacee di greto, si susseguono comunità arbustive a salice ripaiolo (Salix eleagnos Scop.) e foreste alluvionali dominate da pioppo nero (Populus nigra L.) e salice bianco (Salix alba L.). Sul materasso alluvionale, in porzione rialzata, si osservano, spesso in compenetrazione con gli habitat ripariali più stabili, porzioni caratterizzate dalla presenza di praterie aride. Queste sono la frangia più occidentale delle praterie steppiche euroasiatiche e rappresentano un habitat di grande valore conservazionistico, in virtù soprattutto dell’elevata ricchezza di specie che le contraddistinguono.

Ad accrescere il valore dell’area è, inoltre, la presenza di agroecosistemi contermini agli habitat fluviali, caratterizzati da una struttura a campi chiusi. Tale struttura, che deriva da una gestione del territorio che affonda le proprie radici culturali nel medioevo, vede l’alternanza di prati da sfalcio circondati da siepi interpoderali, rogge e zone umide; una struttura agricola questa che in origine permetteva di ricavare molteplici tipologie di risorse e che oggi contribuisce efficacemente alla conservazione della biodiversità degli agroecosistemi, biodiversità tra le più minacciate a livello europeo.

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