La scelta un po’ singolare dei materiali e la “rozzezza” della muratura è ben giustificata dalla storia della fondazione della chiesa di San Nicolò ad opera dei barcaioli e pescatori (San Nicola è il patrono di coloro che vanno per mare) di Piove di Sacco in seguito al passaggio della loro precedente chiesa, l’attuale Santa Maria dei Penitenti, alle dipendenze del Duomo.
Secondo quanto riportato da una lapide del 1899 - che a sua volta fa riferimento ad un documento
medievale - posta a fianco della porta di accesso al campanile, la chiesa era già esistente nel 1165 (Constat Existere ab ano 1165).
Verso la metà del XIV secolo è in contatto con un monastero dipendente da Santa Maria della Carità di Venezia, e da un padre di questa confraternita era officiata nel Cinquecento, ma era retta dal Duomo.
L’esterno si presenta oggi in pietre faccia a vista, ad esclusione della facciata che è intonacata e rifinita a marmorino, con pilastri e timpano e può essere datata al XVI secolo.
L’interno, riportato all’aspetto medievale dai restauri condotti nel corso degli anni cinquanta - sessanta, ha pianta a sala terminante in un’abside semicircolare e tetto a capanna.
Si tratta di una struttura estremamente lineare decorata da affreschi ed in alcuni tratti addirittura da più strati pittorici sovrapposti, di cui si è conservata sopratutto la parte che decora l’abside e la muratura circostante, mentre per il resto non è rimasto qua e là che qualche lacerto. “Il nucleo più consistente degli affreschi (...) nonché la parete di controfacciata risale al XIV secolo e fu realizzata in momenti differenti e ad opera di maestranze diverse”, mentre la sensazione di unitarietà è da attribuirsi alla uniformità della cornice (Giuliana Ericani).
La critica non è ancora unanime nell’attribuzione: sono state identificate tendenze giottesco - riminesi (Flores d’ Arcais, 1968), l’intervento di un seguace di Paolo da Venezia (Muraro, 1969) e la mano del Maestro del coro degli Scrovegni (Fantelli, 1980).
La dottoressa Ericani, che ha seguito per la Soprintendenza i recenti lavori di restauro, ha portato un ulteriore contributo.
Suggestiva è la sua ipotesi che individua, nella realizzazione dei quattro Apostoli ancora rimasti e nelle figure del Cristo Pantocrator nella mandorla e nella Vergine e San Giovanni che completano la decorazione del catino absidale, un possibile intervento giovanile del pittore trecentesco di formazione giottesca Guariento d’Arpo: forse una delle prime opere della carriera dell’artista, insieme con il Polittico dell’Incoronazione (1344) già nel Duomo di Piove ed oggi alla Norton Simon Foundation di Los Angeles. Alla stessa mano, ma ad un periodo successivo - 1350 – 1360 - sarebbe da attribuire la Figura di Santo della controfacciata.
Degno di nota è il contributo di Guglielmo Veneziano a cui si deve il Polittico della Vergine con Bambino e i Santi Martino, Giovanni Battista, Nicolò e Francesco firmato e databile, secondo il giudizio di affermati studiosi, intorno al 1360; allo stesso artista vanno attribuite inoltre - secondo il giudizio di Giuliana Ericani - le due figure (San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate) affrescate nella parte superiore della parete sinistra nonché il San
Giovanni Battista e la Maddalena della parete di fronte.
Sono invece da considerasi ex-voto di periodi diversi e voluti dai devoti
della contrada - a cui spettava anche il cinquanta per cento degli oneri per
gli interventi di manutenzione - i vari riquadri rappresentati Madonne con
Bambino, figure di Santi o l’Angelo che pesa le Anime, datato 1426, sulla
parete di sinistra vicino al campanile.
Tra le varie immagini è forse identificabile con il Patrono di questo sito
la figura sul lato destro dell’arco trionfale della quale si può ancora ammirare
la ricca decorazione del panneggio.
Infine, la decorazione tutt’ora conservata, si conclude cronologicamente
con l’Annunciazione affrescata sopra il fornice, opera risalente al 1645, come
testimonia il cartiglio sull’imposta dell’arco; mentre le settecentesche pale
del Tiepolo, documentate nell’Ottocento in questo edificio, sono oggi conservate
nel Duomo.