Il bianco candore della materia libera nello spazio forme tornite e geometrie compatte. Emergono anche frammenti di vetro e barre di metallo che contrastano col fondo marmoreo. Si percepisce subito l'idea di una costruzione ragionata che alterna forze contrapposte seguendo un ritmo interno, una pulsione che trasforma superfici scabre in mobili ingranaggi, blocchi grezzi in mattoni levigati.
La suggestione visiva ci riporta a una metamorfosi in atto, dalla natura al simbolo passando per l'elevazione spirituale che evoca l'idea dell'ordine, della coesione razionale. L’artista Carlo Mazzetto riassume in questo modo l'intensità evocativa di un impegno quotidiano, il lavoro, trasfigurando con la sua grande scultura l'emblema di un valore denso di significati, di memorie, di richiami culturali.
L'equilibrio compositivo si basa su una sequenza di raffigurazioni : al centro un grande sole che rischiara il cammino dell'esistenza, accanto una ruota-ingranaggio mentre trasforma la materia, sul lato opposto la verticalità di un albero motore che incarna il moto perpetuo insieme a cinque ellissi raccolte da un anello, ovvero continuità, sicurezza del futuro, vivida speranza dell'avvenire che posa su un glorioso passato (gli inserti di vetro di Murano posti su un muro completato dall'attività umana). Poi d'un tratto l'ostacolo, drammatico ed improvviso, una barra ruggine di ferro che attraversa impietosamente il blocco marmoreo, una lama appuntita conficcata nel corpo.
L'innesto muta gli esiti, modifica l'armonia dell'insieme, dando vita a un forte scontro cromatico.