La Rocca Pisana è una villa veneta progettata da Vincenzo Scamozzi in stile palladiano nel 1576. Il committente Vettor Pisani era un nobile veneziano che già possedeva nella zona di Lonigo-Bagnolo estese proprietà terriere.
“Una giornata alla Rocca Pisana è un'esperienza di vita, una seduta terapeutica”, cosi' la ricordava l'architetto e artista Manfredo Massironi. La Rocca Pisana, sorge nei pressi di Lonigo,sopra una collina dalla quale domina la pianura vicentina. Questo distacco dalla “vita sottostante”, coniugato con la simbiosi tra edificio, che si apre verso il cielo e verso il bosco, e natura circostante trasmettono al visitatore la sensazione di essere nell'edificio e al tempo stesso fuori, immerso nella natura, ricevendone un effetto benefico e rilassante. In questo senso una giornata in questo luogo antico “è un'esperienza terapeutica”. Chissà se “l'architetto della luce” a questo pensava quando nel 1574 progettava la sua più suggestiva opera.
Nel Trattato “L'idea dell'architettura universale” Vincenzo Scamozzi appone accanto alla descrizione della Rocca Pisana la data del 1576, che probabilmente corrisponde alla fine dei lavori. La Rocca non fu costruita come abitazione principale, ma per “diporto in aria più sana” , lontana dalla pianura maleodorante e infestata dalle zanzare.
L'edificio fu edificato sui resti di un' antica fortezza, detta appunto Rocca, distrutta da Ezelino da Romano, da cui prende il nome. La villa, visibile da una grande distanza, si caratterizza per una struttura quadrata sormontata da una cupola ottagonale con un' apertura al culmine dalla quale entra la luce che s'irradia sulla sala centrale. Sul pavimento, in corrispondenza dell'apertura sulla cupola, una griglia marmorea raccoglie l'acqua piovana. Attorno al salone gira il piano nobile con sale arredate con mobili d'epoca.
La vista verso la vallata è semplicemente splendida, nelle giornate limpide si possono scorgere gli Appennini.
L'accesso alla loggia in stile palladiano avviene attraverso una scala alla romana che porta in un pronao neoclassico con sei colonne ioniche, serrate dal timpano dentato al cui vertice si alza la cupola aperta. Nel seminterrato si trovano una grande sala, alcune camere e una cucina ancora perfettamente funzionante. Sul piano della storiografia artistica, nell'articolo scritto da Franco Barbieri, Howard Burns e Simona Tortora si legge “Determinanti tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo sono stati gli apporti di Bresciani Alvarez e soprattutto di Cavallari Murat e di Semenzato nel rivelarci la particolarità del discorso architettonico della Rocca, “che traccia un'immagine lirica tra le più felici dell'intera arte veneta”. Di pari passo, merito particolarmente di Semenzato, si rivela peculiare nella Rocca “il rapporto tra architettura e paesaggio”.
Oggi la Rocca appare in tutto il suo splendore grazie a un restauro voluto dalla contessa Rosetta de Lazara Pisani negli anni Cinquanta e alla costante cura degli attuali proprietari, i conti Ferri.