Il primo dei due edifici, la villa, si affaccia su via del Castello, richiama ad una tipologia di residenza rurale o pierurbana di quel periodo in ambito veneto, il secondo, invece, presenta caratteri architettonici dedotti dalla manualistica classica e una accurata qualità costruttiva.
Il complesso Bassini sorge su un’area piuttosto estesa di forma rettangolare situata tra le proprietà della parrocchia del Duomo di san Martino e via del Castello, proprio a ridosso del sistema difensivo del “castello” di Piove. Il complesso architettonico tipico della villa veneta, molto probabilmente, è sorto in questa area nella seconda metà del XVI secolo, dopo la privatizzazione in seguito alla perdita di funzioni militari e di rango demaniale.
Gian Andrea Bassini alla metà del 700 intendeva abbellire la sua proprietà, chiedendo l’autorizzazione a spostare la stradina pubblica (ora denominata via Castello) a ridosso del circuito medievale. La nuova strada sarebbe stata realizzata sull’argine del Fiumicello per staccare la casa padronale dalla strada, dotandola di un giardino d’ingresso e di una nuova e più ampia mura di protezione. Il progetto complessivo prevedeva anche la ristrutturazione della villa e la realizzazione sul lato nord di un’adiacenza in luogo di una modesta costruzione esistente. Purtroppo il progetto non ha trovato piena realizzazione, tanto che la facciata del palazzo risulta non completa, nonostante la sua architettura sia comunque pregevole, risultando un “aggiornamento architettonico” della casa preesistente.
Per il suo rigoroso impianto formale e per la coerenza stilistica neoclassica, Antonio Draghi ritiene che l’edificio rivolto a sud, o adiacenza, sia stata ideata da un abile e colto architetto di metà XVIII e inizio del XIX secolo. L’edificio, lungo e stretto, si affaccia a sud per una larghezza di 12,50 m circa e una lunghezza di oltre cinquanta metri. La parte centrale è la doppia altezza, caratterizzata da un pronao a portico esastilo, con 4 colonne piene e 2 paraste. Le ali sono composte da due piani corrispondenti a due alloggi simmetrici che fanno pensare ad un uso di foresteria. Il colonnato, di ordine tuscanico, sorregge un timpano in cui trova spazio uno splendido oculo traforato. I contorni delle finestre sono invece più semplici, le modanature dei cornicioni sono sobrie. Solo il portale interno al portico, che introduce ora alla cappellina, presenta un’elegante sovrapporta a timpano curvilineo. Il prospetto è stato progettato con particolare attenzione all’uso delle proporzioni e dei rapporti: considerando un modulo l’altezza dell’architrave, la colonna ne misura cinque, l’altezza del timpano, invece, tre. Con questo tipo di costruzione, è facile pensare che il committente volesse imporre un nuovo ordine e una nuova gerarchia spaziale a tutta la proprietà, segnando un momento di ammodernamento complessivo che ha coinvolto anche il vecchio edificio dominicale. Quest’ ultimo infatti rivela un rinnovamento nell’apparato plastico dei contorni di finestra e nella costruzione di un timpano sul fianco parallelo al nuovo asse nord-sud. Le recenti ricerche di Stefano Tosato sulle fondate analogie stilistiche e sulle relazioni della famiglia Bassini, hanno portato ad attribuire
il disegno ad uno dei più celebri architetti veneziani del ‘700, quale è stato il veneziano Giorgio Massari.
Dopo i Bassini, l’area di via Castello passò per via ereditaria alla famiglia Stua, e quindi, alla fine del settecento, ai Caotorta. Cambiamenti ulteriori li subì nella prima metà dell’800, in seguito alla caduta della Serenissima (1797), quando nel Catasto Austriaco del 1831-1835, risulta che la proprietà era gestita da Domenico Gidoni.
Nel 1899, con un nuovo atto di compravendita, il proprietario divenne don Roberto Coin, parroco del Duomo di Piove di Sacco che adeguò il complesso di edifici, alle esigenze di un asilo per l’educazione dei bambini dai tre ai sei anni. La gestione dell’asilo fu affidato alle Suore di Carità di Santa Maria Bambina, delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, che avevano già iniziato questo servizio in un altro stabile inadeguato allo scopo.
L’edificio neoclassico nei primi anni del ‘900 è stato quindi modificato con l’ampliamento sul retro del settore centrale, per realizzarne una chiesetta, che ancora oggi comprende l’area dell’altare centrale, due cappelline laterali e l’aula, separata dal presbiterio da una serie di tre arcatelle.
All’interno, la chiesetta è completamente decorata con ricami dipinti dai vivi colori e ori scintillanti (realizzati da una suora della congregazione, suor Giuseppina, coadiuvata da Luigi Battisti e Luigi Desiderio), con altari, statue ed affreschi, questi ultimi opera sempre di suor Giuseppina, con l’aiuto della giovane artista Fiore Brustolin Zaccarian, che aveva già dipinto dodici quadri sulla vita della santa Capitanio.
All’interno del giardino è presente anche la grotta di Lourdes, disegnata da Luigi Battisti e ampi spazi per il gioco dei bambini.